Don Birbotte
Spedito da: Labyrinth
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Chi conosce Don Chisciotte, il visionario che crede di essere un cavaliere e scambia mulini a vento per giganti? Il protagonista di questo racconto è Don Birbotte, un gattino che non è un cavaliere, ma è altrettanto visionario! ^_^ Capitolo 1
-Birbotte!Birbotte
svegliati! Birbotte
aprì gli occhi a fatica e guardò la madre in faccia. -Che
c’è mamma?-Chiese,ancora stanco. -È
ora di alzarsi,la colazione è già pronta.-Disse sbrigativa la
madre,Bella,correndo verso la cucina. Birbotte
si mise in piedi,pensieroso.Lui si credeva un gattino come gli altri,ma la
realtà era un’altra:egli,fin da piccolo,soffriva di
allucinazioni,purtroppo senza saperlo.Meditando sul cibo,il micino si vestì
in fretta e seguì la madre in cucina.Ma improvvisamente Birbotte si girò
verso il soggiorno,adiacente alla cucina,attratto da una cosa rossastra.Il
gatto aveva visto bene,un’enorme bistecca si stagliava contro il muro. “Che
fame!Che bontà!”Pensò felice Birbotte. -Birbotte,vieni.-Lo
incitò la madre,girata verso i fornelli. -Mamma,mamma
guarda!-Gridò entusiasta Birbotte,gesticolando verso il soggiorno. -Mamma,guarda.
È… -Un
divano,tesoro.-Lo interruppe la madre,gurdando da sopra la spalla il luogo
indicato dal figlio.-Ascolta,Birbotte,perché mi prendi in giro?Birbotte,fermo!-Urlò
la gatta,ma era troppo tardi:Birbotte si era avventato contro il
divano,mordendolo con forza. “Che
strano sapore.”penso il piccolo.”Non sembra
bistecca,ma,ma…Tessuto!”Borbotto sputò ciò che aveva in bocca. -
Bleah!-Disse schifato. -Birbotte!Guarda
cos’hai combinato!-Urlò indignata la madre. Ma
mamma,era una…-Si difese Birbotte,girandosi verso la bistecca dallo strano
sapore.Ma al suo posto vi trovò un
bel divano nero con ricami
floreali,e,vicino a uno di questi,segni inconfondibili di denti. “Ops.L’ho
combinata grossa.”Si disperò il cucciolo. -Birbotte.-Iniziò
la madre,in tono scoraggiato-Non puoi continuare così.La settimana scorsa
eri convinto che la palla fosse una polpetta ripiena di formaggio,quella
prima hai letteralmente divorato la spugna credendola del prosciutto,poi… “Ma
perché il cibo si trasforma improvvisamente in oggetti comuni?”Si chiese
Birbotte,indignato. “Non ne posso più!Uffa!” Non
sapeva ancora ciò che lo avrebbe atteso.
Capitolo 2Birbotte! “Non
è possibile!Non di nuovo!”Birbotte entrò nella camera sbattendo la
porta.Gettò lo zaino arancione in un angolo e si gettò sul letto.Con la testa
tra le mani fissava il pavimento,immobile. “Ma
perchè sempre a me?”.Dopo minuti interminabili Birbotte alzò la testa,e
scorse la sorella Pussi. -Birbotte…-Iniziò
questa,ma non continuò. Birbotte
la guardò,rivedendo nella mente le scene di poco tempo prima.A scuola era
andato alla lavagna e aveva incominciato a scrivere.Successivamente si era reso
conto di avere tra le mani
della ricotta,e non aveva esitato a infilarsela in bocca.Ma subito si era
accorto di aver commesso un terribile errore:la ricotta era di nuovo divenuta un
gesso!Il professore si era alzato e gli aveva ordinato di tornare al banco.In
seguito aveva mandato un suo compagno a chiamare il preside. Birbotte
si era disperato,aveva cominciato a sudare,e sentiva in bocca l’orribile
sapore del gesso.Deglutiva a
fatica. Quando
arrivo il direttore,che lo condusse in presidenza,Birbotte aveva nuovamente
capito che avrebbero chiamato a casa sua.Quindi il preside parlò di regole di
convivenza e di educazione,ignorato da Birbotte.Infine sua madre era arrivata a
scuola a prenderlo,pagando il costo del gessetto e scusandosi immensamente. -Perla
mi ha detto tutto.-Pussi l’aveva risvegliato dai suoi pensieri. -Non
posso continuare così!-Birbotte era livido di rabbia,e divorato dalla
disperazione.-Leccare gelati che diventano lavagne,osservare ammirato una grande
liquirizia che poi è una gattina!Ma perché succedono tutte a me! -Birbotte,ascolta…-Iniziò
Pussi,ma venne buttata sul letto da Birbotte,che,in lacrime,corse fuori dalla
porta.Salì le scale in tutta fretta ed entrò in soffitta,sbattendo la
porta.Disperatò si sedette su un vecchio divano polveroso,meditando. Quando
si rialzò,vide degli strani segni su un lato del divano. “Sono
morsi.”Pensò,quando un lampo gli attraversò la testa.Un lampo che si rivelò
un ricordo.Il ricordo di quando aveva morso il divano,di prima mattina,tempo
prima.Sua madre Bella en aveva comprato uno nuovo,e aveva sistemato quello rotto
in soffitta. -Non
ne posso più|-urlò in preda all’ira Birbotte.Corse verso la finestra
dell’abbaino e la aprì vigorosamente. “Ora devo darci un taglio!” Pensò,saltando sul tetto.Lo percorse fino al bordo destro. Quando
riaprì gli occhi,la prima cosa che vide era un vaso di fiori.Gli si avvicino e
cominciò a leccare avidamente l’acqua contenuta nel sottovaso. Si
guardò introno.Era un balcone abbastanza lungo,con dei vasi posizionati per
rallegrare l’ambiente. La
città invece fece intimorire il gatto.Moltissime strade
trafficate,camion,autobus,un treno dietro una fila di abitazioni.Moltissime
case,ma molti di più i palazzi,che si alzavano imponenti verso il cielo.Non
c’era molto verde. “Devo
essere in pieno centro.”Pensò poco rassicurato Birbotte. Improvvisamente
sentì dei rumori alle sue spalle,e non esitò a saltare giù dal balcone su cui
si trovava.Atterrò a un pelo dalla strada. “Se
non sto attento finirò spiaccicato sull’asfalto.”Birbotte inorridì al solo
pensiero. Osservò
la strada,ma non riconosceva niente.Nulla che gli fosse familiare. Allora
il micio cominciò a costeggiare la strada. Quando
vide un bar all’aperto,si accorse di essere sfinito.Si sedette su una sedia e
prese in mano i suoi soldi.Erano pochi,ma bastavano a comprarsi un bicchiere di
aranciata.Si avvicinò al bancone,fece la sua richiesta e pagò. Allora
si sedette sulla sedia di poco prima e cominciò a bere. Pensava
a casa sua,alla
sua famiglia,alla scuola.Si rese conto di essere stato precipitoso a scappare
via così,e ad andare chissà dove. Rimase
a rimuginare su questi pensieri per molto tempo,finche non sentì le campane
suonare. Tre
rintocchi. “Le
tre del pomeriggio.”Birbotte era
spaventatissimo.”Sono passate due ora da quando me ne sono andato.Ormai si
saranno accorti della mia assenza.Mi staranno cercando.” Birbotte
non sapeva se telefonare a casa indicando dove fosse,restare al bar finché
qualcuno non si fosse accorto di lui o scappare di nuovo. “Forse”ragionò“per
ora è meglio aspettare qui.” Birbotte
attese,seduto,finché non vide un automobile della polizia avvicinarsi.Fece
prontamente finta di cadere e,quando l’auto passò,si era rintanato sotto il
tavolo. “Ma
perché l’ho fatto?”Si chiese in preda
al panico più totale.“Mi sono perso e non faccio altro che peggiorare la situazione!” Iniziò
a correre,seguendo la strada percorsa dalla macchina,quando arrivò ad un
incrocio.Non sapeva più dove andare,non sapeva cosa fare,non sapeva più
niente. Non
riuscì a trattenere le lacrime. Una
vecchia signora gli si avvicinò e,dopo essersi fatta spigare la situazione
generale,lo accompagnò alla centrale della polizia.Qui intravide,in un’altra
stanza,Pussi,e questa ricambiò lo sguardo.Per un secondo la vide gettarsi a
scuotere la madre piangente. Birbotte
si sedette su una sedia,ringraziando gentilmente la signora. -Arrivederci.-Disse,prima
che Pussi gli si buttasse al collo.La madre lo accarezzò e lo baciò
ripetutamente,scossa dai singhiozzi.Perla rimaneva indietro,cercando
di non scoppiare a piangere. -Sei
sempre il solito,Birbotte.-Riuscì a dire,per spezzare l’atmosfera di
tensione. La
vecchia gatta andò via sorridendo. A
casa Birbotte non venne castigato,ma solo rimproverato. Pussi
andava in giro piangendo e asciugando le lacrime,e Perla saltellava come se
niente fosse successo,evidentemente per mascherare al commozione. Birbotte
prese il telefono e compose velocemente un numero. -Allô.-Voleva
dire pronto. “Devo
rispondere:Buongiorno,potrei parlare con Morbidino?Sono Birbotte.”Pensò,e
formulò la domanda.-Bonjour,je pouvais parler avec Morbidino?Je suis Birbotte.
-Bien
sûr!-La
risposta era:sicuro! -Pronto?-La
familiare voce di Morbidino arrivò alle orecchie di Birbotte.Morbidino era in
una vacanza-studio in Francia,a
Parigi. Birbotte
gli raccontò la sua avventura(era l’unico fratello che aveva).Morbidino lo
ascoltò,e lo rassicurò:-Vedrai,passerà tutto.Sono cose che capitano.-Birbotte
sapeva che non era completamente così,perché non a tutti capita di mangiare un
gessetto-ricotta nell’ora di matematica,ma non lo disse.Era felice di essere
capito. Quando
riattaccò,anche Perla non riuscì più a fingere:lo abbracciò
piangendo,dicendo che aveva avuto tanta paura. -Anch’io.-Sussurrò
il gatto. Non
avrebbe potuto vivere senza la sua famiglia,e quello spavento glielo fece
capire.E comprese anche perché non venne punito:oltre alla paura,Bella aveva
capito che Birbotte aveva già pagato per essere scappato,terrorizzato
com’era. Si
sciolse in lacrime,commosso,e abbracciò Perla. Chissà se lei lo avrebbe
permesso di nuovo.
Capitolo 3IL VIAGGIOIl
telefono suonava incessantemente. Birbotte camminava lungo il corridoio buio.Lo
raggiunse la voce della sorella Perla,che urlava che il telefono era per lui.Accorse
a rispondere. -Pronto?
Chiese. -Birbotte,finalmente
posso dirtelo. -era una voce fredda e tagliente-Tu non esisti. Un
tonfo,un urlo..Birbotte si teneva le orecchie con le mani prima sul teleono,gli
occhi serrati,un urlo sulla bocca. -Aaaaaaaaaaaaah! Birbotte
aprì gli occhi,sudando.Si ritrovò tra le coperte della sua cuccia ,
respirando affannosamente. Si
tranquillizzò,ma capì che non era un sogno normale. “Ne parlerò con
Morbidino”decise. -Ascolta
Birba-Disse Pussi,entrando -Pussi!-Urlò
il micio.-Non mi chiamo Birba,sono Birbotte! Pussi
lo guardò,disinvolta.-Sì,lo so. Ma sei proprio una birba. -Pussi,piantala!-Birbotte
la guardò con rabbia,ma lei sembrava non si accorgesse di nulla. -Uffa!-Sospirò
poi la micia.-Hai vinto.Ma ascoltami,adesso:mamma ha chiamato un albergo e ha
prenotato un viaggio.Preparati fratello,perché… Lui
la guardò. -…andiamo
a Parigi!-Completò Pussi,correndo fuori dalla stanza Il
gatto restò imbambolato al centro della stanza,credendo si tratasse di uno
scherzo delle sorelle.Quando si riprese,si vestì con maglietta e jeans e andò
in cucina. -Mamma?-Chiese
a Bella,quando la vide. -Sì
tesoro,cosa c’è?-Rispose questa. -È
vero che partiamo per Parigi? -Ma
certo amore.Perché,Pussi non te l’ha detto? Birbotte
non riuscì a rispondere,e,abbozzando un sorriso alla madre,corse al
telefono.Chissà se Morbidino lo sapeva già. Il
treno correva lungo le ferrovie,il paesaggio cambiava in continuazione,e Birbotte
sorrideva.Finalmente sarebbe andato a Parigi,la famosissima,bellissima,Parigi. Un
signore davanti al giovane,si alzò e si diresse verso il bagno. Accanto
a Birbotte non c’era nessuno,erano tutti nei sedili di dietro.Ma accanto a
lui,abbandonato,come se fosse un regalo per lui, c'era un buonissimo dolcetto
al pesce! |