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Si sa, i gatti hanno
doti e poteri incredibili, sono affascinanti e misteriosi...ma questo
episodio ha dell'incredibile!
Stati Uniti
d’America,
ospedale per anziani Steere House Nursing and Rehabilitation Center di
Providence a Rhode Island.
In quest'ospedale, da
due anni, vive un gatto di nome Oscar, un comune meticcio a pelo lungo,
bianco e tigrato, dagli accattivanti occhi verdi. Gira per i corridoi, ha
un angolino dove dorme, i medici e i responsabili si prendono cura un po'
a turno di lui, che arrivò all'ospedale quando era solo un micetto solo e
abbandonato. Non è una novità, gli animali domestici che vengono
allevati nelle case di cura, anche per tenere compagnia ai pazienti, sono
tanti. Ma Oscar è davvero speciale. |
Un
giorno, si è avvicinato ad uno dei pazienti, e gli si è accovacciato
accanto. Dopo poche ore, il paziente ricoverato è morto.
Nessuno ci ha
fatto caso, poteva essersi trattato benissimo di una coincidenza, ma
l'episodio si è ripetuto più e più volte. Tredici, per l'esattezza. Ed
Oscar era sempre lì, ai piedi del letto.
Quando Oscar si accovaccia vicino al letto di un paziente, significa che
gli rimangono dalle 2 alle 4 ore di vita, che la sua vita è agli
sgoccioli. Pare che fino ad ora, abbia previsto ben 25 morti nel giro di
un anno e mezzo.
Una sola volta il gatto è entrato in una stanza ma è poi subito uscito.
In questo caso il responsabile della struttura ha notato che il paziente
mostrava la colorazione a tratti bluastra dei piedi, il respiro più
affannoso, ed è stato informato che il paziente non mangiava da alcuni
giorni, ha dunque avvertito i parenti ma in questo caso il gatto era in
anticipo di circa 10 ore, ecco perché era uscito dalla stanza, salvo
rientrarvi 2 ore prima dell'effettivo decesso.
Insomma, Oscar è in grado di percepire quando le persone intorno a lui
stanno per morire, è come se percepisse qualcosa di sbagliato nell'aura
che le circonda, e quando se ne accorge, va immediatamente accanto al
povero moribondo, cercando forse, con la sua presenza, di alleviare un po'
le sue sofferenze. O, in qualche modo, dato che essendo un gatto non può
parlare, di avvertirlo di quel che sta per accadere.
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| E, vista
la precisione delle previsioni di Oscar, a volte si arriva anche a
chiamare i familiari del paziente, perché gli siano accanto negli ultimi
momenti di vita, e perché non muoia da solo, abbandonato in un letto
d'ospedale.
I medici hanno
raccontato una delle storie che sembra comprovare il potere di Oscar. Un
giorno il gatto prodigio è salito sul letto dell’anziana paziente della
stanza numero 313. La sua presenza ha allertato il personale della casa di
cura. E quando il nipote della paziente ha chiesto il perché della
presenza del gatto, sua madre gli ha spiegato: «È qui per aiutare la
nonna ad arrivare in cielo». La paziente è morta dopo mezz’ora.
Oscar...
Eroe...o un vero e proprio portatore di macabri presagi? In molti sono
incerti su come definirlo, eppure, a guardarlo, non sembra molto diverso
da un qualunque gatto domestico. Resta da capire...è solo Oscar ad avere
questa dote particolare? O, tutti i gatti ce l'hanno, e la sua è
semplicemente più sviluppata del normale? O forse qualcosa lo spinge ad
avvertire i malati della morte imminente?
«Sono cose difficili
da studiare. Penso che probabilmente i cani e i gatti possano percepire
cose che noi non riusciamo a sentire», ha detto Thomas Graves, esperto di
felini e coordinatore del College dell’Università dell’Illinois.
Ecco il micio Oscar
qui sotto ^_^ |

Ed ecco
anche, tradotto dall'Inglese, il diario di una giornata tipo di Oscar,
raccontato da un geriatra dell'ospedale.
Link originale: (http://content.nejm.org/cgi/content/full/357/4/328)
Oscar il
gatto si desta, dopo un sonnellino, apre un occhio, esamina il suo regno. Da
sopra la scrivania del dottore, il gatto guarda le due ali dell'avanzata casa di
cura. E' tutto tranquillo, da entrambe le parti, sia ad Est che ad Ovest.
Lentamente, si alza e si stiracchia sonoramente, prima verso avanti, e poi
all'indietro. Si siede, e si ferma a considerare la sua prossima mossa.
In lontananza, uno dei residenti si sta avvicinando. E' la signora P., che vive
al terzo piano della casa di cura da tre anni, ormai. Ha dimenticato da lungo
tempo la sua famiglia, sebbene vengano a trovarla quasi tutti i giorni. Un po'
scarmigliata dopo aver pranzato, la metà del quale è finito su quello che
indossa, la signora P sta facendo uno dei suoi soliti giri senza meta per la
casa, senza uno scopo particolare.
Si dirige verso Oscar, camminando più in fretta e borbottando fra sé e sé
senza curarsi affatto delle persone che la circondano. Agitato, Oscar la osserva
attentamente, e, quando le passa accanto, si lascia scappare un lieve soffio, un
avvertimento simile al tremito di un serpente, che significa solo:
"Lasciami in pace". Lei gli passa accanto senza degnarlo di uno
sguardo, e continua a camminare nell'atrio. Oscar è sollevato. La sua ora non
è ancora giunta, e non ha nient'altro da fare con lei.
Oscar salta giù dalla scrivania, risollevato di essere ancora una volta solo e
poter dominare sul suo regno. Si prende qualche attimo di pausa per bere dalla
sua ciotola d'acqua e fare un veloce spuntino. Soddisfatto, si stiracchia ancora
una volta e parte per i suoi giri d'ispezione. Oscar decide di dirigersi verso
la prima ala, verso il signor S., che si è appena lasciato cadere su un divano
nell'atrio. Con le labbra socchiuse, russa sonoramente - forse felicemente
inconsapevole, in sogno, della sua situazione attuale. Oscar continua a
camminare lungo l'atrio, finché non ne raggiunge la fine, e la stanza 310. La
porta è chiusa, così Oscar si siede e aspetta. Ha un affare importante da
sbrigare, lì.
Venticinque minuti dopo, la porta finalmente si apre, e ne esce un'infermiera
che trasporta della biancheria sporca.
"Ciao, Oscar" dice. "Volevi entrare?".
Oscar la lascia passare, poi si dirige verso la stanza, dove ci sono due
persone. La signora T. dorme in una posizione fetale, giace in un letto ad
angolo, faccia a faccia con il muro. Il suo corpo è magro e consumato dal
tumore al seno che le ha divorato gli organi. E' anche leggermente itterica, e
non parla da diversi giorni. Seduta accanto a lei, c'è la figlia, che distoglie
un attimo lo sguardo dalla storia che sta leggendo per dare gentilmente il
benvenuto al visitatore. "Ciao, Oscar. Come stai, oggi?"
Oscar sembra non essersi accorto della donna, e balza sul letto. Veglia sulla
signora T. E' chiaramente nella fase terminale della malattia, respirare le è
faticoso. L'esame di Oscar è interrotto da un'infermiera, che entra per
chiedere alla figlia se la signora T. è inquieta e ha bisogno di altra morfina.
La figlia scuote la testa, e l'infermiera se ne va. Oscar ritorna al lavoro.
Annusa l'aria, da un'ultima occhiata alla signora T., poi salta giù dal letto e
lascia in fretta la stanza. Non oggi.
Dirigendosi di nuovo verso l'atrio, Oscar arriva alla stanza 313. La porta è
aperta, così entra. La signora K. sta dormendo tranquilla nel suo letto, il suo
respiro è fermo, ma leggero. E' circondata dalle foto di sua nipote, e ce n'è
anche una del suo matrimonio. Nonostante questi ricordi, è sola. Oscar salta
sul suo letto, e annusa di nuovo l'aria. Si ferma a considerare la situazione e
si gira su stesso due volte prima di rannicchiarsi accanto alla signora K.
Passa un'ora.
Oscar aspetta. Un'infermiera entra nella stanza per controllare la paziente. Si
ferma, notando la presenza di Oscar. Preoccupata, lascia in fretta la stanza e
ritorna alla sua scrivania. Tira fuori la cartella della signora K. dagli
archivi e si appresta a fare una telefonata.
In mezz'ora,
ecco la famiglia. Delle sedie vengono portate nella stanza, dove i parenti
iniziano la loro veglia. E' stato chiamato anche il prete, per gli ultimi riti.
E ancora, Oscar non si è mosso, anzi è ancora lì, fa le fusa e strofina con
delicatezza il muso contro il corpo della signora K. Uno dei suoi nipoti più
giovani chiede alla madre: "Che ci fa quel gatto qui?" La madre,
lottando per ricacciare indietro le lacrime, gli dice: "E' qui per aiutare
la nonna ad andare in paradiso." Mezz'ora dopo, la signora K. emette il suo
ultimo respiro. Con questo, Oscar si mette a sedere, si guarda intorno, poi
lascia la stanza così discretamente che la famiglia a lutto se ne accorge a
malapena.
Lungo la
strada per tornare alla scrivania, Oscar passa accanto ad una targa
commemorativa fissata sul muro. Su di essa, è incisa una lode da un ospizio
locale: "Per le sue cure amorevoli, questa targa è dedicata a Oscar il
gatto". Oscar fa una bevuta veloce, poi ritorna sulla sua scrivania per
rannicchiarsi per un lungo pisolino. Il suo lavoro di oggi è finito. Non ci
saranno altre morti, per oggi, non nella stanza 310 e in nessun'altra stanza.
Dopo tutto, nessuno muore al terzo piano, a meno che Oscar non gli faccia prima
una visita e stia lì per un po'.
Nota: Da
quando venne adottato, quando era ancora un gattino, dai membri dello staff,
Oscar il gatto ha sempre avuto un'inquietante abilità di predire quando uno
degli ospiti stava lì lì per morire. Infatti, è stato presente alle morti di
oltre 25 ospiti al terzo piano della Steere House Nursing and Rehabilitation
Center in Providence, a Rhode Island. La sua semplice presenza accanto al letto
è vista dai dottori e dallo staff della casa di cura come un quasi assoluto
indicatore di una morte imminente, permettendo così ai membri dello staff di
avvertire adeguatamente le famiglie. Oscar ha anche tenuto compagnia a quelli
che, altrimenti, sarebbero morti da soli. Per il suo lavoro, è tenuto altamente
in considerazione dai medici e dallo steff della Steere House, e dalle famiglie
dei residenti.

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