I racconti di Bella

Bella è sempre stata una grande scrittrice e una gatta piena di saggezza. Ora vi racconterà alcune storie. Fate attenzione! Se non gradite le sue storie Bella potrebbe arrabbiarsi e voi vi scollegherete da internet tutti graffiati! Sono delle "favole" con tanto di morale! 

 

Morbidoso Morbidino

C'era una volta un batuffolo di pelo tremante, denominato Morbidino. Era appena nato e succhiava il latte dalle mammelle di sua madre, Bella. Quando fu un cucciolotto capace di correre nel prato di casa sua e di reggersi sulle quattro zampe, decise di mettere per la prima volta il nasino fuori dal recinto. Scavalcò la recinzione e si avventurò fuori. Incontrò subito dei gatti più grandi di lui di almeno tre mesi, che lo presero in giro per il mozzone che aveva per coda e per la sue ridotte dimensioni. Morbidino, bonaccione e indifeso com'era, non cercò nemmeno di difendersi e quei prepotenti lo considerarono un facile bersaglio per i loro scherzi e lo graffiarono. Inoltre gli fecero dispetti di ogni tipo. Misero nella sua ciotola bruchi invece di carne macinata e cose simili. Morbidino andò a piagnucolare da mamma Bella, e i gattacci lo videro e risero. Morbidino ricevette un consiglio da sua madre: - Spesso non ci si aspetta grandi cose dai piccoletti come te, ma essere piccoli di fuori vuol dire spesso avere un grande cuore. E poi essere minuti porta spesso vantaggi. Morbidino non capì, ma decise di farsi valere. Si rivolse a suo fratello Birba, che gli consigliò di andare da Pik, il piccione che abitava fra l'edera. Morbidino, armatosi di un po' di coraggio, arrivò su un blocco di cemento fra l'edera e lo chiamò. Pik si fece vivo. Gli chiese quanto pesava. - Novecento grammi. Miagolò Morbidino. - Bene, allora sei abbastanza leggero per volare! Morbidino si stupì e chiese a Pik com'era possibile. - Io non ho le ali! Miagolò. - No, ma sei talmente leggero che.... E gli bisbigliò qualcosa nell'orecchio. Morbidino, illuminato, scese dall'edera e entrò subito in azione. Entrò nella casa di Tiziana, la sua padrona, che lo notò. Prima di essere preso, Morbidino conficcò gli artigli nell'aquilone di Tiziana. Questa pensò di farlo volare. Bene. La prima parte del piano era riuscita. Proprio mentre stava per prendere il volo Morbidino si attaccò alla coda e l'aquilone si alzò con lui. Wow! Stava volando! I gattacci lo videro e rimasero a bocca aperta. Si alzò vento e l'aquilone finì nelle nuvole basse. Il piccolo Morbidino aveva una fifa blu, ma non osò strillare per paura che lo prendessero ancora in giro, anzi, salutava con la zampina. Ad un tratto si alzò una folata di vento ancora più forte e Morbidino stava per arrivare in quella zona dove l'aria è rarefatta e la pressione estremamente elevata. Se non avesse fatto qualcosa, chissà cosa sarebbe accaduto! Per fortuna Pik accorse e, prendendolo sulla groppa, lo riportò a terra. Morbi fu subito accolto come un eroe dai suoi amici, che lo portarono in trionfo per le strade e non la smettevano più di fargli domande e interrogarlo su cosa avesse provato lassù, nel blu dipinto di blu. 

Morbidino era contentissimo perchè, grazie al suo amico Pik e alla sua taglia minuta, tutti adesso lo rispettavano, e aveva quindi avuto la sua rivincita. 

Chi viene ridicolizzato e preso in giro, prima o poi avrà la sua rivalsa. Infatti, non ci si aspetta mai che chi viene scherzato sia capace di compiere imprese stupefacenti, anche se a volte ciò può comportare dei seri rischi.

Bella.

 

Kenny e la tormenta

C'era una volta un simpatico micetto di nome Kenny. Era un cucciolotto grassottello e simpatico. Suo fratello Cremino e gli altri lo adoravano e gli volevano un mondo di bene. Un giorno di Dicembre, cadde la neve. Kenny, entusiasmato, poiché non aveva mai visto un fiocco di neve, neanche in televisione, si mise a giocarvi dentro. Gli sembrò di tuffarsi in un mare congelato. Corse a cambiarsi e si mise guanti, berretti, sciarpe e dei doposci. Cremino, Palla di Neve, Kenny e Pepe giocarono nella neve un'intera mattinata. Non aveva smesso un attimo di nevicare e ormai lo strato di neve era alto ben cinquanta centimetri. Ma, visto che ci avevano giocato dentro, la neve caduta in giardino era tutta infangata, sporca e mista a ghiaccio. Pepe, Cremino e Palla di Neve si ritirarono nella loro cuccia e si addormentarono stringendosi l'uno contro l'altro per farsi caldo. Kenny ando' da Bella e le chiese se poteva uscire a giocare fuori dal giardino, fra la neve morbida e profonda. Bella gli fece molti avvertimenti e gli raccomandò, preoccupata, di non andare nei campi, di non allontanarsi e di tornare prima di pranzo. Kenny fece cenno di si con la testa, con aria beffarda. Uscì immediatamente arrampicandosi su un albero e corse felice nel prato. Non lo riconobbe. Era un'immensa distesa bianca. Kenny, felice, si rotolò dentro di essa. Continuò a giocare per almeno mezz'ora. Poi, stufo, pensò di costruirsi uno slittino. Usò dei rami di rovi secchi, rimuovendo le spine, e per il sedile usò delle foglie. Ci si sedette di sopra, salì molto in alto e si lasciò scivolare. Gli piaceva da morire. Però, a metà discesa, perse il controllo dello slittino e conducente e mezzo furono scaraventati lontano nei campi. Kenny tentò immediatamente di ritrovare la strada di casa. Niente da fare. Vedeva solo neve, neve, neve e in più si era alzato un forte vento. Rabbrividendo, Kenny si infilò il cappuccio del suo piumino e si affidò al suo senso dell'orientamento. Tirò il suo slittino, e camminò per ore alla ricerca di casa sua. Dopo un po' si rassegnò. E intanto la tempesta peggiorava. Aveva tanta paura. All'improvviso vide una sagoma rossa in lontananza. Birba? Possibile? No. Era una volpe. Vedendo quel piccolino tutto intirizzito, gli chiese se aveva bisogno di aiuto. Kenny gli raccontò la sua storia disperandosi e piangendo. Sentì le lacrime calde bagnargli il pelo e i baffi gli tremarono. La volpe decise di aiutarlo. Entrambi si misero in cammino e la volpe lo guidò, dicendo di essere bravissima a orientarsi. Dopo meno di un quarto d'ora entrambi erano vicini alla piccola sporgenza che separava il prato vicino casa dal prato lontano. Kenny, entusiasta, saltò sulla testa della volpe e riuscì a salire, con lo slittino. La volpe, arrampicandosi, lo seguì. Intanto a casa tutti erano in pensiero per lui. Quando Bella lo vide spuntare, lo abbracciò stretto stretto e ringraziò infinite volte la volpe, come fece Kenny. Il piccolino aveva imparato che disobbedire ai richiami a volte può provocare brutte esperienza. Rabbrividì pensando a cosa sarebbe successo se non avesse incontrato quella volpe così gentile. Bella la invitò a pranzo da lei e la volpe gradì molto il patè al coniglio e le crocchette al manzo. Poi la volpe se ne andò, soddisfatta del pranzetto e di aver fatto una buona azione, e Kenny promise che non avrebbe più disobbedito.

Chi disobbedice ai richiami e agli avvertimenti e li prende con superficialità prima o poi si rendersi conto che è utile dar retta a chi possieda più esperienza di lui.

Bella.

 

La gatta vanitosa

C'era una volta una giovane micia, che apparteneva a una miliardaria. Questa le comprava sempre ogni sorta di gioiello e accessorio di lusso. La micia si chiamava Molly. Molly era una gatta Persiana che amava la casa e veniva ogni giorno curata e spazzolata talvolta ore intere. Insomma, era un gatta quasi perfetta. Un solo difetto aveva: era vanitosissima. Prima di uscire con la miliardaria passava quasi due ore davanti allo specchio, ad aggiustarsi i ciuffi di pelo ribelli e a mettersi i gioielli più belli della sua collezione. Un giorno, dopo essere stata a una festa di Miliardari, si addormentò nella sua cuccetta de luxe, che stava davanti al letto della sua padrona. Però, quella notte ebbe un incubo così tremendo che le parve realtà. Si ritrovò in una foresta, di notte, sola e abbandonata, col pelo sporco e incrostato di fango e specialmente senza gioielli e fiocchetti. Non aveva neanche un cantuccio dove ripararsi. Ad un tratto si mise a piovere. Tuonava e c'erano dei lampi che fecero molta paura alla piccola Molly. Alla fine si addormentò in una tana di volpe abbandonata, dove entrava l'acqua e c'era il fango. Il giorno dopo, si risvegliò nella sua cuccetta de luxe, spaventatissima. Da quel sogno che le era sembrato così reale, Molly capì che aveva esagerato. Chiuse nella sua cassaforte privata i gioielli e promise di non prenderli più se non per i casi d'emergenza e buttò nella spazzatura lo specchio. Al posto dei fiocchetti si mise un nastrino misero. La piccola Molly aveva proprio imparato la lezione! Da quel giorno, infatti, fu modesta e si accontentò di un collare normale per uscire con la miliardaria.

Chi esagera nel pavoneggiarsi, nel credersi superiore agli altri e nel mettersi in mostra prima o poi verrà punito.

Bella.

 

Il gattino pauroso

 C'era una volta un gattino di nome Chicco, con un fratellino di nome Checco. Chicco era molto timido e pauroso. Ogni minimo rumore bastava a farlo fuggire via come una scheggia. Il più delle volte il pericolo era rappresentato da una foglia, dai passi del padrone o del suo fratellino. Quando arrivava un ospite si nascondeva per ore nel suo scatolo o sotto il divano. Non era un gatto di razza, ma un gattino meticcio, con macchie grigie sulla faccia, sulla coda e sulla zampa anteriore sinistra. Il suo padrone era un archeologo e venne un giorno in cui dovette partire per andare in California alla ricerca di fossili di Dinosauro. Chicco e Checco vennero con lui. Checco era un curiosone, come tutti i gattini e ficcava il naso ovunque. Il padrone doveva incominciare gli scavi per cercare i fossili e Checco era molto interessato al movimento della sua pala. Il gattino si avvicinò al bordo di un dirupo, perchè aveva visto una farfallina e voleva acciuffarla. Quando spiccò il salto da gattino predatore si trovò sospeso nel vuoto. Riuscì ad aggrapparsi ad un rametto di una grossa pianta e miagolò una richiesta di aiuto per Chicco. Questo lo sentì e corse verso di lui con la velocità di una saetta. Saltò anche lui sul rametto e gli diede una zampina. Aveva quindi messo da parte tutta la sua timidezza e la sua paura! I due micini si ritrovarono sul rametto ma erano bloccati. Checco e Chicco quindi decisero di arrampicarsi su per il precipizio, visto che non era molto ripido ed era pieno di appigli. Chicco, nella sua personalità di gattino pauroso onestamente non se la sentiva ma per Checco lo fece volentieri. Il suo fratellino era ferito quindi non poteva arrampicarsi senza cadere. Così il piccolino si attaccò alla coda del fratello e i due incominciarono l'arrampicata. Molte volte Chicco rischiò di cadere ma non per questo si diede per vinto. Infatti continuò e continuò finché non ce la fece! Il padrone, appena li vide spuntare li prese e li curò. Chicco aveva compiuto un vero atto di coraggio! Checco doveva al suo eroico fratellino la vita. Da quel giorno Chicco non fu più pauroso e divenne un gatto molto aperto e che amava stare con altre persone e con altri gatti.

Chi è pauroso e timido prima o poi, nei giorni del bisogno, sarà costretto a cambiare.

Bella.