Storie di gatti

Spedita da:
Gigia

Ciao a tutti, sono Giampiero….

Ciao a tutti, sono Giampiero. Vi voglio raccontare un pezzo della mia vita…..Spero non la troviate noiosa.

Avevo appena due mesi quando sono stato portato in una colonia felina, a Milano. Mi avevano trovato per strada, in pessime condizioni, infatti, ero appena stato travolto da un’automobile che mi aveva preso (per fortuna di striscio) mentre attraversavo la strada. Ero ferito, ma non grave, solo una zampetta mi si era rotta e mi rimase così, penzoloni, per tutta la vita. La persona che mi aveva trovato non mi poteva tenere con sé, così fui portato in quella colonia, dove, nonostante la compagnia di tanti amici gatti, che mi accolsero molto bene, non riuscivo a non pensare alla mia padroncina Elisa, che sicuramente mi stava cercando ed era addolorata e preoccupata per me, Infatti non ero un gatto randagio, anzi, ero accudito e curato molto bene in una casa molto bella, e amato tantissimo dalla mia padroncina e dal suo figlioletto, ancora piccolo, Emanuele, che, al contrario di tanti altri ragazzini monelli, mi voleva sempre con sé e mi rispettava tantissimo. Trascorsi così un lungo mese in quella colonia e stavo quasi per abituarmi a quella mia nuova condizione, quando qualcuno mi prese e mi mise dentro una gabbietta. Impaurito mi rintanai in un angolino e attesi il mio destino. Ma, per fortuna, non si trattava di niente di male, anzi, era una visita dal veterinario, per dei controlli periodici. Appena fui nello studio, riconobbi subito Lillo, il veterinario. Era, infatti, lo stesso veterinario dove mi aveva portato tantissime volte la mia amata padroncina. Appena mi vide anche lui mi riconobbe ed esclamò: “Giampiero, ma sei proprio tu!. Elisa ti sta cercando per mari e per monti, dove ti eri cacciato, monello? Poi si zittì notando la mia zampetta penzoloni ed allora capì le disavventure che dovevo aver passato e cominciò ad accarezzarmi. Poi prese il telefono e compose un numero: quello di Elisa! Dopo neanche 10 minuti “lei” fu nello studio e, piangendo, mi abbracciò e non la finiva più di piangere per la gioia. Anche io ero confuso, felice, fuseggiavo, mi lasciavo baciare e a mia volta le leccavo le mani. Dopo un po’, Elisa mi portò nella mia amata casetta e mi mise nella mia cuccia. Anche Emanuele sembrava impazzito dalla gioia: mi vezzeggiava e accarezzava sbaciucchiandomi. Stanco, dopo aver mangiato, mi misi a dormire, anch’io felice. Quella notte dormii veramente sereno, con il cuore che mi scoppiava di amore, tanto, infinito amore per la mia dolce “famiglia”.