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Andrea Ranocchia, dal calcio ai fornelli: la seconda vita dell’ex difensore

Diciamolo subito: quando smetti di giocare a calcio a certi livelli, il vuoto che lascia quello sport è una roba difficile da colmare. Alcuni aprono scuole calcio, altri vanno in televisione a fare commenti tecnici, qualcuno sparisce dai radar completamente. Andrea Ranocchia ha scelto una strada diversa. Ha preso un grembiule e ha cominciato a cucinare. Sul serio.

Non è una di quelle storie di ex calciatori che si mettono ai fornelli per moda o per riempire il tempo. Ranocchia ci ha costruito sopra qualcosa di concreto, con una presenza sui social che è cresciuta in modo genuino, con una comunità di follower che lo segue per le ricette, per il modo in cui racconta il cibo, per quella naturalezza che evidentemente non aveva perso nemmeno dopo anni di spogliatoi e partite.

TikTok, carbonara e una passione vera

Il salto su TikTok è stato quello che ha cambiato tutto. Perché Instagram va bene, ci sono tutti, ma TikTok ha un modo diverso di fare girare i contenuti, di portarti davanti a persone che non ti cercavano e che poi diventano tuoi follower perché un algoritmo ha deciso che potresti piacergli. E Ranocchia su quella piattaforma ha trovato la sua dimensione.

La carbonara, ovviamente. In Italia se parli di cucina sui social prima o poi finisci a parlare di carbonara, è quasi una legge non scritta. Ma lui non si è fermato lì. Gli asparagi, per esempio, sono diventati uno dei suoi cavalli di battaglia recenti, con ricette che mescolano tecnica e semplicità, quel tipo di approccio che piace perché non mette in soggezione chi guarda e pensa “anch’io potrei farcela”.

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L’uomo dietro il calciatore

Ranocchia ha giocato in Serie A per anni, ha indossato la maglia dell’Inter, ha fatto parte di squadre importanti. Una carriera solida, da difensore affidabile, di quelli che magari non finiscono sulle copertine ogni settimana ma che gli allenatori vogliono sempre in rosa perché sanno quello che fanno. Poi il calcio è finito, come finisce per tutti, e lui ha dovuto reinventarsi.

E qui viene la parte interessante. Perché reinventarsi a quarant’anni, dopo che tutta la tua identità pubblica è stata costruita intorno a un ruolo specifico, non è banale. Alcuni ci riescono, molti no. Ranocchia sembra aver trovato qualcosa che funziona davvero, non come ripiego ma come scelta consapevole. Il cibo, la cucina, la condivisione di ricette: cose che probabilmente lo appassionavano già quando era in ritiro e nel tempo libero cercava qualcosa di diverso dal pallone.

Parlando di grandi rimonte e prestazioni che lasciano il segno, vale la pena ricordare come il Bologna di Italiano abbia rifilato un poker al Pisa con quella stessa energia travolgente che Ranocchia conosce bene dai suoi anni in campo.

Influencer, chef, personaggio

La parola “influencer” a qualcuno fa ancora storcere il naso, lo so. Sembra una categoria inventata, qualcosa di artificiale. Ma guarda cosa ha costruito Ranocchia e difficile dire che non sia reale. Migliaia di persone che lo seguono, che provano le sue ricette, che commentano i video, che si affezionano a un personaggio che racconta il cibo con la stessa concentrazione che metteva in campo quando doveva marcare un attaccante pericoloso.

C’è qualcosa di simpatico in questa storia, secondo me. Un difensore roccioso che diventa il tipo che ti spiega come fare una carbonara perfetta su TikTok. Il calcio ti dà disciplina, ti insegna a lavorare su qualcosa fino a quando non viene bene, ti abitua alla costanza. E forse quelle stesse qualità, applicate alla cucina e alla comunicazione, spiegano perché la sua seconda vita sta funzionando.

Che poi alla fine, cucinare bene e difendere bene hanno più cose in comune di quanto sembri. Entrambi richiedono tecnica, tempismo e testa. E lui, evidentemente, ce l’ha ancora tutta.